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Testamento, successione, donazione

Quota di legittima

La quota di legittima è quella porzione di eredità di cui il testatore non può disporre, né a titolo di liberalità, né mortis causa (cd. quota indisponibile o riserva) in quanto spettante per legge a soggetti, denominati legittimari (o anche riservatari), legati al de cuius da stretti rapporti di parentela o da un rapporto di coniugio.

In tal modo il patrimonio ereditario può essere distinto in due parti:

  • la quota disponibile, della quale il testatore è libero di disporre;
  • la quota di legittima (o riserva), della quale il testatore non può disporre a favore di estranei perché spettante per legge ai legittimari.
L'intangibilità della quota di legittima va intesa sempre in senso quantitativo e non qualitativo: il legittimario, cioè, ha diritto ad un dato valore, non ad una data composizione della sua quota.

La legge ha posto deroghe all'intangibilità della quota di legittima con l'istituto della cautela sociniana (art. 550 c.c.) e del legato in sostituzione di legittima (art. 551 c.c.).

Quando la quota di legittima è intaccata dal de cuius, per effetto di atti di disposizione, o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. In tal caso, per reintegrare la quota di legge occorre esercitare l'azione di riduzione, volta a far dichiarare invalidi (integralmente o parzialmente) gli atti che hanno prodotto la lesione stessa.

Preliminare all'azione di riduzione è la riunione fittizia, mentre presupposto indispensabile è la cd. imputazione ex se.

Allorché il testatore imponga pesi o condizioni sulla quota di un legittimario, questi sono nulli, e si considerano come non apposti (art. 549 c.c.).